Un ballo nella Reggia

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Luisa si avvicinò ad una vetrata della luminosa Galleria Grande.
Lo sguardo si perse sullo sconfinato giardino: fiori variopinti brillavano alla luce estiva, cespugli regolari, filari di alberi da frutto e, al centro, una meravigliosa fontana da cui zampillava acqua cristallina.
Ai lati della galleria erano stati collocati grandi vasi colmi di ortensie azzurre che riprendevano il colore degli stucchi.
Il pavimento scintillava come un’enorme scacchiera ai raggi dorati del sole e si poteva percepire il suono di una melodiosa arpa echeggiare dalle stanze attigue.
Luisa, la dama di compagnia della duchessa, era minuta, aveva capelli castani che le ricadevano sulle spalle in soffici boccoli. Il suo carattere era schivo e docile, i suoi modi affettati e semplici.
Era a conoscenza dell’ambiente di corte: elegante, lussuoso, desiderabile ma ricco di dorata falsità e, per questo motivo, era sicura che, proprio come la dea Diana alla quale la Reggia era dedicata, non avrebbe mai conosciuto l’amore… almeno fino a quel momento.
Sorrise al ricordo di qualche giorno prima: quel giovane giardiniere dai capelli ramati e dalle iridi blu aveva catturato il suo cuore con i suoi modi cortesi e gioviali.
Carlo non era come gli altri uomini: interessati solo all’apparenza, alla caccia, al denaro e ad ottenere l’attenzione delle seducenti dame di corte… Egli amava gli animali, era generoso e umile. I suoi modi, seppur non sempre coerenti con il protocollo, erano spontanei e premurosi.
La giovane dama lisciò il suo abito azzurro pallido ricordando il loro primo incontro, vicino alla Peschiera, nel Parco basso. Egli, vedendola girovagare accanto al Potager Royal, s’era offerto di mostrarle tutti gli alberi da frutto e indicarle i nomi dei fiori.
Luisa s’era lasciata condurre sul sentiero ed aveva imparato a riconoscere l’intenso profumo della lavanda e l’aroma delicato delle rose.
Ad un tratto sentì una mano posarsi sulla sua vita distogliendola dai suoi pensieri. Si girò di scatto e quasi esclamò dallo stupore nel vedere l’oggetto dei suoi sogni ad occhi aperti a pochi centimetri da lei.
«Come hai fatto a trovarmi?» chiese stupita.
«Ti ho scorta dalla vetrata» rispose lui.
«Non dovresti essere qui Carlo, se qualcuno scopre che sei salito ai piani alti…» sussurrò preoccupata, ma egli pose un dito sulle sue labbra provocandole un fremito.
«Neanche tu dovresti sostare nella Galleria Grande» replicò sfoderando un sorriso sornione.
Luisa si morse il labbro, era vero: avrebbe dovuto rimanere nelle stanze a lei dedicate. Tuttavia quel luogo le pareva magico: perfetto per sognare, per ammirare il giardino sentendosi più vicina a lui… Forse inconsciamente sperava di essere trovata.
«Mi concedi un ballo?» le chiese Carlo, con un dolce sussurro accompagnato da un timido sorriso.
«Sarebbe un onore» rispose Luisa arrossendo.
L’arpa continuava a suonare una melodia lenta e romantica mentre Carlo prendeva le mani della damigella e iniziava a farla volteggiare piano.
I raggi del sole riflessi nelle vetrate creavano piccoli giochi di luce sui loro vestiti.
La Galleria si era trasformata in una sala da ballo per i due amanti. Immensa e solenne come una cattedrale di luce avrebbe custodito il loro amore segreto.
Care lettrici, spero che questo mio racconto ispirato alla Reggia di Venaria vi sia piaciuto e che l’outfit semplice ma, a mio parere, elegante possa esservi d’ispirazione.

Disclaimer
La storia è completamente inventata da me e non riporta eventi realmente accaduti.

Silvia

Commenti

  1. I racconti ci hanno lasciate senza parole..sei davvero brava! E ci piace molto l'idea che hai avuto di raccontare una storia dietro un outfit😊

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  2. Sono molto contenta che questi miei racconti vi siano piaciuti, grazie a voi per aver apprezzato la mia idea, mi sento lusingata! Vi auguro una buona giornata care ♡

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