Desideri di Natale



Buongiorno care, oggi vi propongo un racconto scritto la vigilia di Natale, quanto c'è di vero in questo racconto? Lo lascio scoprire a voi stesse.

Inspirando l'aria gelida guardò quel panorama meraviglioso dinnanzi a lei. Solenni montagne bianche si stagliavano sul cielo azzurro terso, giochi di luce del sole si riflettevano sulla neve candida, il silenzio profondo ed ovattato tutt'intorno.

Era finalmente arrivata sulle Alpi, dopo un lungo viaggio sull'espresso quasi vuoto, passato ad ascoltare musica e a riflettere sull'anno trascorso e sulla sua vita.
Mentre il paesaggio scorreva veloce dinnanzi ai suoi occhi e le canzoni della sua playlist da viaggio si susseguivano una ad una, riviveva alcuni momenti di un anno in cui le sembrava d'aver vissuto mille vite.
Al nuovo inizio, ai momenti felici ed emozionanti della primavera, all'estate in cui aveva ricercato se stessa e ad un autunno di ritrovata tranquillità.
Tornando al presente, Ester si trovava in questa località meravigliosa per una trasferta di lavoro che l'avrebbe portata a lavorare anche la vigilia di Natale. Si avviò con il passo svelto che le aveva conferito la vita nella grande metropoli verso il centro del paesino di montagna, alla ricerca di un posto dove poter pranzare prima di arrivare alla boutique dove lavorava.
I paesini di montagna a Natale hanno qualcosa di magico, pensò Ester, passeggiando tra le casette di legno dei mercatini natalizi illuminate da calde luminarie.
Il suo olfatto fu subito attratto dal profumo dei bretzel fragranti e degli strudel di mele che si diffondeva nell'aria insieme alle spezie dei biscotti natalizi. Lì intorno era un vociare di bambini emozionati che addentavano mele caramellate e nuvole di zucchero filato.
Lo sguardo di Ester si soffermò su una giovane coppia di ragazzi intenti ad assaggiare scorze di arance ricoperte di cioccolato, avevano occhi che brillavano e le mani strette intorno ad un bicchiere di vin brûlé e le guance arrossate, non solo per il vino.
Sentì qualcosa pizzicare i suoi occhi e sentì il suo viso distendersi in un sorriso: la vita le aveva ingegnato a non essere debole e a non lasciarsi trasportare dalle emozioni, tuttavia certi istanti non potevano lasciare indifferente il suo cuore, nonostante la parvenza di donna forte ed indipendente.
«Che importa», pensò, «qui non mi conosce nessuno, posso permettermi di emozionarmi».
Acquistò un biscotto allo zenzero, decorato con fine ghiaccia reale, l’intento era riuscire a fare una foto artistica per Instagram. Sì, Instagram era da un qualche anno un hobby a cui teneva, fare delle foto curate l'aiutava a mantenere viva la sua creatività.
Si stupì della gentilezza genuina e dell'affabilità dei mercanti, molto diversa dai modi affettati e ossequiosi a cui lei era abituata. Mentre era colta da queste riflessioni diede un rapido sguardo al cellulare e s’accorse che era meglio raggiungere il luogo di lavoro per non tardare proprio il primo turno.
Camminando a passo svelto svoltò l’angolo e mise accidentalmente il piede su una lastra di
ghiaccio, fu un attimo e il pantalone del suo completo elegante finì contro il marciapiede bagnato.
«Ci mancava solo questa» pensò, preoccupandosi di non essere vista più che del lancinante dolore al fondoschiena. Ripensandoci forse gli stivaletti di Zara in ecopelle non erano le scarpe adatte ad un paesino di montagna. Mentre imprecava mentalmente cercando di rialzarsi udì un'elegante voce maschile dall'accento francese diventare via via sempre più vicina. «Oddio, fa che non ce l'abbia con me», alzò lo sguardo e vide un ragazzo sulla trentina, alto, indossava una sciarpa tartan ed un cappotto dal color cammello, «coraggioso con -10 gradi ad indossare quel cappotto», pensò per deformazione professionale. L’uomo si avvicinò proprio a lei e le porse la mano per aiutare a rialzarsi.
«Belle mani», pensò Ester, era qualcosa che notava sempre negli uomini e queste erano affusolate come quelle di un musicista, «e nessun anello», pensò rimproverandosi nello stesso istante per averlo fatto.
L'orgogliosa ragazza imprecando mentalmente fece per declinare l'invito, ma provando a rialzarsi gli stivaletti la tradirono nuovamente. Si sentì afferrare per il polso, una presa decisa ma delicata, e alzò lo sguardo. I suoi occhi castani incontrarono quelli color ghiaccio del suo misterioso soccorritore, in perfetta tonalità con il cielo di quella giornata. «Grazie», riuscì infine a dire, per una volta non troppo sicura del suo tono di voce. «Figurati, tranquilla».
Nessun commento sulle scarpe, nessun commento su di lei, per una volta Ester si sentì a suo agio, anche se di fronte ad un perfetto sconosciuto. Sentì di dover dire qualcosa se non altro per cercare di rimuovere l’immagine della sua caduta dalla sua mente, «Sai lavorerò qui quest’oggi», il ragazzo sorrise «Lavori la vigilia di natale anche tu?».
Qui tutte le persone sembravano diventavano più gentili, sarà l’aria serena della montagna, così mentre Ester raccontò della trasferta, il ragazzo, che si scoprì chiamarsi Erik ed avere origini parigine, raccontò che quella sera si sarebbe esibito in un concerto in un rinomato hotel del paesino e stava proprio andando ad esercitarsi al piano.
Si scoprì che anche lui era solo in quella trasferta, aveva dato il giorno libero alla sua assistente affinché potesse stare con i propri cari.
Un momento, mancava qualcosa… La foto con il biscotto di zenzero, Ester aveva anche trovato il punto giusto poco più in là e doveva approfittarne della luce, l’indomani non avrebbe avuto proprio tempo…
Così prese lo smarphone, il biscotto a forma di cuore (coincidenza buffa, pensò) e si preparò a scattare.
Erik iniziò a prenderla in giro e a ridere: proprio lì accanto vi era una pista di pattinaggio.
«Sai pattinare?», le chiese mentre la ragazza era nel suo mondo, intenta a scattare foto, sentì questa domanda e prese tempo per rispondere… Pattinare non era una delle attività in cui eccelleva e temeva fortemente un’altra caduta, ma sentiva che c’era qualcosa nell’aria… E non era solo la fragranza delle caldarroste, dunque scelse deliberatamente di dire che se la cavava.
«Magari domani, possiamo incontrarci qui» propose Erik, cauto. Ci pensò e lontana dai suoi cari, in questo paesino sconosciuto si sentì pervadere da una sensazione di calore, e no, non era il vin brûlé che non aveva bevuto. «Posso farti sapere?», chiese, e approfittando dello smartphone che teneva ancora fra le mani scelsero di scambiarsi il numero di telefono.
Più tardi, mentre sistemava la boutique dopo lavoro, vide dalla vetrina che aveva iniziato a nevicare, le luci brillavano nella notte e la voce di Michael Bublé si diffondeva nelle strade.
Il telefono vibrò nella tasca, era da Erik, aprì l’immagine, si trattava del pdf di un invito rosso scarlatto all’hotel dove si esibiva, ed era per quella sera, la vigilia di Natale. «Se ti va e non hai da fare...».

Okay, forse aveva fatto bene a mettere in valigia anche quel vestito e sì, anche una semplice ragazza come lei, una ragazza un po’ disillusa, poteva, per una volta, credere ancora alla magia dei desideri di Natale.

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