Il racconto della mia laurea

by - luglio 25, 2019


Questo spazio è per me come un diario dei ricordi.
Dunque penso che non vi sia occasione migliore per iniziare questo progetto se non raccontando una delle esperienze più attese di quest'anno: la mia laurea.
Se chiudo gli occhi torno all'estate di quasi cinque anni fa, prima di settembre, ero convinta che avrei frequentato la facoltà di lettere e filosofia. A tal proposito mi ero recata, in un caldo pomeriggio di fine agosto, presso l’università di Torino per svolgere il test preliminare di latino. Devo confessarvi che ai tempi Torino non era ancora per me quella città così ordinata ed equilibrata, bensì un mondo nuovo, raramente visitato.
Entrai in quell'aula universitaria immensa e affollata, gli occhi che percorrevano increduli quelle decine di file di banchi disposti come in un cinema, leggermente in discesa. Completai la mia versione e rientrai a casa in treno, ero felice perché avevo completato la prova, ma provavo ancora un senso di indecisione sul mio percorso.
Anche quell'anno trascorsi un paio di giorni al mare a settembre, tuttavia al mio rientro tornai ad esplorare le pagine degli atenei e fui colpita dalla precisa organizzazione del piano di studi di giurisprudenza e dai nomi nuovi delle materie. Son sempre stata affascinata dal desiderio di ricominciare, di iniziare una nuova pagina bianca, di arricchirmi con nuove esperienze e, perché no, di affrontare nuove sfide.
Così, con un po’ di titubanza, mi recai ad Alessandria, il 19 settembre, per immatricolarmi inaspettatamente in questa facoltà (pensate era l’ultimo giorno disponibile per inoltrare la richiesta). La città, seppur nuova, era per la me di allora più confortevole e simile alla mia città natale.
Presto iniziò dunque quello che definii un “anno di prova”, il cui esito fu fin da subito mettermi alla prova. Conobbi una nuova routine, del tutto diversa a quella a cui ero abituata.
La mente fu presto colma di lezioni e nozioni nuove, gli occhi che ogni mattina guardavano con ammirazione i docenti, desiderando cogliere almeno in parte la loro capacità di esprimersi e di dialogare con gli studenti.
Sin dalla prima lezione (economia politica, ndr) pensai subito a come, la scelta di questo percorso di studi, a prima vista impegnativo e intenso, consenta di acquisire nozioni che permettono di comprendere l’attualità.
Non è stato sempre semplice e fortunatamente, soprattutto nei primi anni, ho avuto accanto a me una compagna, mia amica, molto spiritosa che mi faceva affrontare con il sorriso le giornate più difficili.
L’ambiente è sempre stato pulito, lontano da raccomandazioni o da ingiustizie e ho sempre cercato di tenermi lontana da qualsivoglia competizione, reputando i miei traguardi un successo personale che non ho mai sentito la necessità di manifestare.

24 luglio 2019 - ore 21.00

Sono determinata a ripetere nuovamente il discorso, a ripassare gli ultimi dettagli. Mi sorprendo perché non sono eccessivamente agitata, penso a come sarà la giornata, sperando che tutto scorra con tranquillità.
Il display si illumina e ricevo una sorpresa, poi un audio di un’amica che mi conferma la sua presenza l’indomani e mi dice di star tranquilla che la discussione andrà per il meglio.
Cerco di andare a dormire verso mezzanotte, la sveglia l’indomani suonerà presto per prepararmi con calma.
La speranza di dormire è vana, alle 2 di notte prendo una pastiglia di melatonina.
Mi addormento serena.

25 luglio 2019
Apro gli occhi alle 7.15, mi sento energica e positiva. A colazione gallette di riso con marmellata di fragole e un caffè al ginseng.
I miei genitori si stanno già preparando con gli abiti migliori, emozionati sicuramente più di me già dal mattino.
Realizzo il mio solito trucco, prestando una cura in più e finalmente indosso il mio abito.
Mint green, verde menta.
Ho scelto il verde perché simbolo di serenità. In cromoterapia si dice che infonda la calma necessaria per raggiungere i propri obbiettivi e che ispiri fiducia.
Un tocco di rosa non può mancare e lo scelgo per le scarpe: non eccessivamente alte, dal tacco trasparente.
Ecco qui il mio vestito verde menta di cui vado fiera. Penso che questo colore sarà legato al ricordo della laurea.
Verso le 8 e mezza arriva anche la mia amica che viene in auto con me, i miei zii e mia cugina.
Partiamo verso Alessandria e nel viaggio in macchina continuo a rileggere il discorso, nonostante cerchi di restare di compagnia.
La mia amica ed io proseguiamo a piedi verso l’ateneo e nel cortile ritrovo le mie compagne che, come me, si devono laureare questa mattina.
Arrivano anche gli altri amici che assisteranno alla mia laurea e ci intratteniamo in cortile per qualche minuto fino al momento di recarsi in Sala Laurea.
E lì, complici i 30 gradi, nello stretto corridoio che mi separa dall'aula, sento un po’ mancarmi le energie.
Finalmente arriva il momento di entrare e di affrontare la discussione.
Entro nell’aula e mi siedo al mio posto, davanti agli otto membri della commissione. Alle spalle ho la mia famiglia.
Il mio relatore introduce il mio lavoro e mi invita a presentarlo.
La mia tesi riguarda l’affidamento condiviso dei figli ed io inizio a parlare. Mentre parlo cresce la sicurezza delle mie parole, sono orgogliosa al pensiero che i miei genitori possano sentire il discorso (nonostante alla fine la mia voce fosse molto bassa e non tutti abbiano capito le mie parole).
Pensare che neanche avrei voluto le persone presenti alla laurea, temevo che non sarei stata a mio agio e che non l’avrei ricordata come una giornata significativa, invece ringrazio me stessa per aver colto ogni momento positivo.
La mia contro-relatrice, proprio verso la fine, mi chiede una curiosità, si crea suspance in aula, guardo il mio relatore che mi guarda come a dire che non ne sapeva nulla.
Mi viene quasi da ridere per questo momento, la mia vita ogni tanto sembra essere una serie tv.
Ma ecco che, come in ogni serie tv che si rispetti, conosco la risposta e lascio l’aula nel migliore dei modi.
Ecco la foto con la famosa toga che quasi non volevo indossare quel giorno (saranno stati anche i 40 gradi?)
Il fotografo è un signore molto eccentrico che insiste per farmi indossare una toga lunghissima che non volevo assolutamente indossare sul mio vestito verde menta. Senza farsi troppi problemi mi dice che sono un po’ “rigida” e mi prende scherzosamente in giro.
Indosso questa benedetta toga e poi, insieme al gruppo di parenti e amici, vengo richiamata in aula per la proclamazione. Contentissima di sentire il risultato derivante da anni di impegno, di dedizione (chi mi conosce tramite i social forse ha percepito ciò, nonostante abbia preferito far prevalere argomenti leggeri e tempo libero).
Stringo la mano a tutti i professori, dopodiché non vedo l’ora di uscire all'aria aperta.
Qui finalmente mamma mi fa indossare la coroncina di alloro, decorata con piccole foglie d’alloro, bacche e roselline rosa stabilizzate.
Alla mia uscita dall'università le mie amiche sparano i coriandoli e i festoni che si liberano nell'aria lasciandoci pieni di brillantini ovunque. Di fronte all'università realizzo finalmente le foto che voglio io, con le amiche e la mia fedele macchina fotografica. Poi ci rechiamo al bar per fare aperitivo tutti insieme.
È un momento felice e spensierato, io penso a godermi la giornata e anche agli altri, affinché trascorrano un momento piacevole.
Rimango stupita perché mentre tutti si commuovono io non ci riesco, sorrido e sono serena, ma penso sia soggettivo.
Arrivati nel locale scelto ci fanno accomodare all'interno, la sala è un po’ in stile parigino e mi piace molto.
Ovviamente in mio onore quasi tutti ordinano il moscato e realizziamo un brindisi. Nel frattempo realizzo anche qualche foto e video con le invitate. I salatini sono ottimi e quasi finisco il moscato in un sorso dopo la lunga discussione di prima.
La mattinata procede tra chiacchiere e saluti (anche se ammetto che dopo un po’ la stanchezza si fa sentire).
Penso sia normale sentirti un po’ storditi in questi momenti, colti di sorpresa dall'affetto, dagli auguri e dai regali.
E sulla via di casa penso che sia stato un traguardo non solo per lo studio, ma anche un percorso che mi ha permesso di mettere alla prova me stessa, di convivere con i momenti di solitudine, di interagire con gli altri, di farmi conoscere per ciò che sono. In questa giornata ogni cosa è andata al suo posto, non posso dire che sia stata la più bella della mia vita, poiché penso che questi momenti, per me, debbano ancora arrivare, ma sicuramente l’emozione più bella è stata vedere l’orgoglio negli occhi dei miei genitori e del loro stupore.
Le mie amiche che mi hanno accompagnata in questo percorso
La mia tesi. Fun fact: dopo varie indecisioni tra rossa e blu, ho scelto di realizzare la mia copia personale in color bianco. I miei genitori, che mi hanno supportata nei momenti difficili e festeggiato con me quelli di gioia.


Ad maiora.
Con affetto,
Silvia.

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